Lunedì 20 aprile 2009, Aeroporto di Verona.
Tutto è pronto: valigie imbarcate, check-in superato di slancio, belongings sotto controllo. Nei piazzali il solito traffico veronese, il cielo è bigio, non ho voglia di fare foto. Preferisco assaporare i cieli azzurri che mi attendono nelle prossime 4 ore di volo ed il gusto di fare scalo per la prima volta a BLQ, il "mio" aeroporto.
Dopo un'interminabile, estenuante e noiosa crociera di 25 minuti arriviamo a Bologna: che bello vedere i miei spotting point dall'aereo! Peccato che piovesse a dirotto: non c'era nessuno dei miei amici a fotografarmi
L'unica cosa degna di nota (e stranina, direi) è che facciamo refueling seduti a bordo ma con le cinture slacciate su richiesta delle AA/VV "così se succede qualcosa scappiamo più in fretta"

Aggiungo che ad Arianna che aveva chiesto se poteva andare in bagno durante lo stopover, le fu risposto che se avessimo rifornito carburante, saremmo sicuramente stati sbarcati e quindi poteva anche andare in bagno al terminal. Boh?
Alla fine del viaggio ci aspetta il mare di Fuerteventura con i suoi mari freddi, i venti impetuosi, i coni vulcanici e sopratutto le sue spiagge infinite.
Fuerte: l'isola delle Canarie più vicina alle coste africane (Marocco), grandi pianure disseminate di cactus e dove la capre sono più numerose dei residenti. Alternate alle pianure, i vulcani, distesi come cumuli di zafferano, peperoncino e coriandolo, surreali triangoli di spezie esotiche.

E' anche l'isola del vento. Una volta motore dei mulini, oggi sogno di surfisti, sia solo tavola che wind e kite.

Voliamo con Eurofly, 320 I-EEZI sia all'andata che al ritorno. Non mi interessa esprimere giudizi sul catering o sul servizio: il volo resta sempre per me un piacere che esula da che cosa mangio o come mi trattano (in modo particolare su di un ITC). Rimarco però la scarsa pulizia interna ed esterna dell'aeromobile, lo testimoniano le bolle allergiche sulla pelle della mia compagna e l'assenza di foto distrutte dalle macchie e dall'opacità degli oblò.
Peraltro tutto il viaggio è controsole e quindi l'unica foto è di un tramonto in virata verso sud sopra Gibilterra:

Arrivati a Fuerte è notte. Ci sistemiamo nel nostro appartamentino (camera doppia con angolo cottura, frigo, microonde e bollitore). Fuori è buio, ma buio davvero. Apro la finestrona e dal terrazzo sento un rumore. Sembrano onde, ma non so, forse è il vento.
La mattina il panorama che mi apre il cuore è questo:

In primo piano l'isoletta di Los Lobos, sullo sfondo Lanzarote.
Siamo a Corralejo, estremo nord dell'isola, zona di turismo inglese a ridosso del parco naturale delle dune. 10 km di soffice sabbia bianchissima accumulata in leggere dune che nascono dall'acqua celeste e si addentrano nel territorio formando quel tipo di deserto sabbioso che tutti immaginiamo. Per fortuna il tutto è protetto da ogni edificazione.

Il secondo giorno è dedicato a Lanzarote, l'isola dalla geologia straordinaria.
A metà del XVIII secolo, 6 anni ininterrotti di eruzioni vulcaniche con lava, lapilli e ceneri in quantità incalcolabili, distrussero gran parte dell'isola lasciando agli abitanti superstiti un mondo lunare senz'acqua e senza ogni tipo di vegetazione. Solo oggi alcuni licheni ed alcuni arbusti stanno riappropriandosi della terra nera ed arsa


Ma la tenacia e l'ingegno degli abitanti dell'isola seppe trovare il modo per superare anche questa prova tra le più dure cui la natura sappia sottoporre l'uomo. La cenere vulcanica, adeguatamente raccolta e depositata, raccoglie l'umidità dell'aria di giorno e la trattiene di notte, trasmettendola alle radici delle viti. Il vino diventa prodotto di pregio e vanto umano dei Lanzarotes

i muretti circolari servono per proteggere le piccole piante dalla forza del vento.
In questa chiesetta si stava celebrando un matrimonio inglese in vero stile british, con i cappellini, le damigelle vestite in color pesca ed i signori con cilindro e papillon... mancava solo Hugh Grant!

Di nuovo a Fuerteventura. Dedichiamo le nostre serate al riposo ed alla cucina spagnola (ed anche alla cerveza, per quanto mi riguarda... :drunken: ). Assaggiamo formaggi di capra col miele, stufati asturiani, le salse di aglio e basilico (Mojo) e tanto tanto pesce fresco.
Di giorno chilometri e spiagge. La Seat Ibiza a noleggio arranca tra le colline su strade strette e tortuose per scivolare poi sballottata dal vento verso spiagge idilliache, poco frequentate ed affascinanti. Come la Caleta Negra di Puerto de la Pena.

o i 22 chilometri di spiaggia tra Sotovento e Morro Jaibe

Dura fare il bagno: l'acqua è molto fredda e il vento spinge la sabbia contro la pelle come mille spilli. Le pagine dei libri volano e si riempiono di granelli bianchi e rosa. Come per le viti anche qui mezzelune di rocce nere creano ambiti ripari per gli amanti dei bagni di Sole

Passano i giorni, ma ora dopo ora la mia scheda di memoria si riempie di immagini e ricordi strabilianti come un arcobaleno nel deserto

o come le capre alpiniste che ti guardano di sbieco come se ti chiedessero: "embè? Mai vista una capra in riva al mare, aggrappata ad un sedimento vulcanico?"
No.

4 ore di spotting spalmate in due mattini e due pomeriggi con Arianna sdraiata in riva al mare a meno di 100 metri dalla pista (splendido!) ed è già ora di tornare a casa.
Un'ultima foto prima di tuffarci nelle nuvole che coprono la fredda e piovosa Italia di questi giorni...

Alla prossima!